di Pedro Escribano.
L’archeologa Ruth Shady, scopritrice di Caral, la città più antica delle Americhe, è indignata.
Ha alzato la voce per denunciare due archeologi nordamericani, i coniugi Jonathan Haas e Winifred Creamer che secondo lei “in diverse pubblicazioni accademiche nel proprio paese stanno facendo passare come un loro risultato i nostri studi”.
Shady ha presentato denuncia presso l’Istituto Nazionale di Cultura e ha rimesso i documenti a istituzioni scientifiche internazionali.
“Una dimostrazione del furto dei risultati dei nostri studi è la pubblicazione che entrambi hanno realizzato nella rivista Nature, volume 432, del dicembre 2004. Nel loro articolo si attribuiscono la scoperta che “lo sviluppo della complessità sociale in Perù risale all’Arcaico Tardivo, fra il 3.000 e il 1.800 a.C. e che questo processo avvenne nel nord inferiore, in società agricole e di pescatori. In nessun momento citano o mostrano i nostri studi, pur se li stiamo diffondendo da anni”. “Inoltre, -aggiunge Ruth Shady-, la rivista American Way, pubblicazione della compagnia di aviazione American Airlines, in un articolo spiega che gli studi che si stanno svolgendo a Caral sono appoggiati dal Field Museum di Chicago e da studiosi dell’università Northem Illinois, vale a dire l’università di Creamer”.
Ricevono finanziamenti
“Tuttavia esiste anche altro –dichiara Shady-. Siamo stati informati che la direttrice dell’American Anthropological Association si è presentata alla Camera dei Deputati degli Stati Uniti e ha sostenuto che, con fondi della National Science Foundation, hanno finanziato uno studio di Haas e Creamer, della Northem Illinois University e del Field Museum, rispettivamente sulle origini della civiltà nella costa nord del Perù e che lì, fra gli altri siti archeologici, vi è quello di Caral, “la città più antica del nuovo mondo”.
“Hanno creato un progetto parallelo a Caral, attraverso il quale e con i risultati scientifici dei nostri studi, stanno ricevendo finanziamenti”, afferma.
Erano amici
Ruth Shady conobbe la coppia Haas-Creamer a Chicago, Stati Uniti, quando fu a tenere una conferenza su Caral nel 1999. “Si presentarono come amici archeologi, pertanto li invitai a venire in Perù a visitare Caral”, racconta la studiosa.
La coppia di archeologi giunse l’anno seguente e le fu proposto di diventare soci per accedere a fondi, visto che i due lavorano al Field Museum di Chicago e nell’università Northem Illinois.
« Mi offrirono un progetto internazionale, ma quando chiesi loro di aiutarmi con alcuni esami al carbonio 14 si portarono via i reperti”, narra Shady.Mesi più tardi, con il buon risultato della mostra, Haas, secondo Shady, le propose di scrivere un articolo assieme per il Time perché « con quei risultati sarà facilissimo ottenere denaro, mi dissero ».
“Quando apparve l’articolo nel 2001 –dice Shady- figuravano solo loro come scopritori della città più antica d’America. Essi non menzionavano che si trattava di un lavoro di investigazione dell’università San Marcos di Lima”. “Dopo aver fatto le dovute precisazioni, tornarono a propormi un convegno nel quale essi erano i responsabili. Non accettai e non li vidi più”, sostiene l’archeologa.
« Più tardi mi accorsi che, vicino a Supe, avevano creato un programma di studio sulle origini della civiltà del nord inferiore. E come principale collaboratore avevano Alvaro Ruiz Rubio, archeologo peruviano che appoggiai e al quale diedi lavoro nel Progetto Caral”, aggiunge Ruth Shady. “Però né Haas, né Creamer, né Ruiz Rubio hanno scoperto niente di nuovo. Tutto ciò che esibiscono e mettono in mostra come propri ritrovamenti è stato studiato e diffuso in pubblicazioni per il Progetto Archeologico Caral”, conclude l’archeologa della città di Caral.
L’Istituto Nazionale di Cultura si pronuncia
Di fronte alla denuncia presentata dall’archeologa Ruth Shady circa l’appropriazione intellettuale dei suoi ritrovamenti scientifici a Caral da parte di Haas-Creamer, il INC ha reso pubblico ieri un comunicato nel quale “desidera manifestare la sua solidarietà per il lavoro intellettuale della dottoressa Shady che fa parte dell’Istituto Nazionale di Cultura e manifesta la sua riprovazione contro qualsiasi intento di appropriazione di una proprietà intellettuale, mancanza che merita una sanzione di carattere etico”.
Allo stesso tempo, fa sapere che “sta inviando un documento alla Society for American Archeology, istituzione competente affinché sanzioni qualsiasi mancanza da parte di questi due studiosi. In detta missiva, l’Istituto mette in chiaro che non solo conosce, ma segue da vicino il Progetto Speciale del INC, il lavoro della dottoressa Shady e della sua équipe che si sta svolgendo nella valle di Supe già da 10 anni”.
Imperialismo accademico
Grazie alla sua denuncia, Ruth Shady ha iniziato a ricevere solidi appoggi da parte di colleghi e personalità della comunità scientifica. Lettere, e-mail, alcune dirette a lei stessa, altre a istituzioni, chiedono attenzione sulla condotta della coppia Jonathan Haas e Winifred Creamer. Ad esempio, Betty Meggers, riconosciuta archeologa del Smithsonian Institution, ha reso pubblica la sua solidarietà a Shady. Ella afferma che quella di Haas-Creamer “è una usurpazione non etica dei ritrovamenti dell’archeologa peruviana”.Allo stesso tempo, tutti i risultati scientifici del Progetto Caral che Haas-Creamer stanno facendo passare come loro deve mettere all’erta la comunità scientifica affinché vengano sospesi loro finanziamenti per ritrovamenti che non gli competono.
L’archeologo Michael E. Moseley, dell’università della Florida, sostiene in una lettera di solidarietà a Shady che ciò che stanno facendo Haas-Creamer è una dimostrazione di “imperialismo accademico”.
Fonte: diario La República di Lima
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