Cerca:
      in  
 
  Nome utente   Password
ż...? recupera i tuoi dati Registrati
   Portale Perù   |    Registrazione   |    Contattaci   |    Viaggiare   |    Fotografie   |    Forum   
Archivio
23.01.09
La magia di Francisco Bendezú

17.12.08
Tradizione e modernitŕ nella poesia di Carlos Germán Belli

29.10.08
L’humor nella narrativa di Alfredo Bryce

08.10.08
Luis Hernández: biografia

04.09.08
Amarilis

22.07.08
Martín Adán, tradizione e modernitŕ

28.06.08
La trasparente poesia di Xavier Abril (1905-1990)

15.05.08
La poesia umana di César Vallejo

18.04.08
Clemente Palma

06.03.08
Clorinda Matto de Turner

Archivio completo
 
Letteratura
08.10.2008

Luis Hernández: biografia

Per decenni avvolto in un manto di mistero ed elevato alla categoria di mito letterario dopo la sua prematura morte, Luis Hernández, forse il poeta peruviano più originale e inclassificabile, è stato oggetto di una biografia esaustiva titolata “L’armonia di H. Vita e opera di Luis Hernández Camarero” (La armonía de H. Vida y obra de Luis Hernández Camarero) del giornalista Rafael Romero Tassara.

Il libro è stato presentato martedì 30 settembre presso la Biblioteca Nazionale di Lima.

Di Alfredo Vanini

I media editoriali peruviani non sono molto fecondi in biografie. Forse per quell’antica mania limegna di dire tutto a mezza voce. Retaggio coloniale e cortigiano, che ci impone due estremi: la chiacchiera spicciola o la complicità del secretismo. L’”occhiata Perricholi” (attricetta –1748/1819- che fece girare la testa all’allora vicere del Perù. N.d.t.): occulta, obliqua, mai ampia né franca. E d’altro lato, la tendenza molto nostra a miticizzare. L’agiografia: tentazione veniale per un biografo che deve, con tutte le forze, riferirsi al rigore dello storico e librarsi al buon ufficio del cronista, raccontare con stile proprio una vita reale ed estranea. Il difficile giusto mezzo fra la passione per il personaggio e l’obiettività che impone il passato, soprattutto se è recente.

Non abbondiamo quindi in biografi, nonostante vi siano qui vite affascinanti mai raccontate: vite di musicisti, di pittori, di poeti.

Affascinante la vita di Luis Hernández Camarero, poeta e medico, nato a Lima nel 1941 e scomparso a Buenos Aires nel 1977. E straordinario lo studio che Rafael Romero Tassara ha fatto di questo poeta singolare e che Jaime Campodónico ha pubblicato in un’edizione che comprende foto, disegni e documenti inediti, ceduti dalla famiglia, Max e Carlos Hernández, fratelli del poeta, ma pure da parenti e amici a lui vicini.

Allontanandosi dal mito e da quell’aura tragica che gli anni hanno costruito attorno al poeta di Jesús María (quartiere di Lima. N.d.t.), “L’armonia di H. Narra la vita reale dell’uomo in contrasto con quello che Romero chiama “l’immagine pubblica-leggendaria-ufficiale” del personaggio. Qualcosa a cui lo stesso LH contribuì, se pensiamo ai versi dove finzione e realtà si mescolano. Uno fra i tanti: “Sono Luisito Hernández/ CMP 8977/ ex campione dei pesi welter/ Intercomunali; sono Billy/ The Kid anche (...)”. La metà di questo verso, compreso il numero scolastico (documento che questo libro riproduce) è verità, ma molti appassionati della poesia di Hernández pensano che pure il titolo pugilistico lo fosse. Presunzione sostenuta dal contesto fisico del poeta, che la fa sembrare, effettivamente, ad un pugile. Intervistato da Romero, suo fratello Carlos chiarisce che mai combattè sul ring e che si trattava solo di un gioco del poeta.

Altro esempio: la “Autobiografia allo stile di Pérez Galdós” il cui originale, oggi perso, apparteneva a Theodora Horna, l’amata Teo, nutrice degli Hernández. Di questo scritto afferma Romero che “vi è più immaginazione che autobiografia”.

Molte luci brillano sui diversi aspetti della vita del poeta, dalla fanciullezza alla morte, passando per la prima raccolta di poesie del 1961 e per il suo ultimo recital nel 1976. Alcuni aspetti poco conosciuti, come il suo piacere per la storiella e la scienza finzione, Sturgeon in particolare. La sua passione per il jazz (suonava il clarinetto nella banda del suo amico Augusto Guishiken).I suoi diversi viaggi in Europa, che gli apportarono un cosmopolitismo che non si inquadrava bene nel mezzo letterario limegno della sua epoca che fu molto duro con la sua opera (il libro riproduce l’arrogante critica che fece un giovane Antonio Cisneros alla sua terza raccolta di poesie).

L’aver presenziato, di passaggio per Parigi, agli avvenimenti del maggio 68. E che la frase che dà il nome al complesso della sua opera, “Vox Horrísona” gli venne in mente quando la sua Volvo (che egli chiamava “l’elefante bianco”) non si accese, emettendo suoni gracchianti.

Ma la cosa più importante del libro è che smentisce categoricamente le teorie sino ad oggi supposte sulla sua morte: una, la teoria del suicidio, largamente diffusa fra gli studenti di letteratura già nel 1985, anno che acquisì l’antologia che pubblicò Mirko Laurer, pure amico intimo di LH; e due, la teoria fortunatamente meno diffusa ma molto più esagerata, della sua eliminazione da parte della repressione militare argentina, fatto che pochi mesi fa, un settimanale locale, con più sensazionalismo che responsabilità, pubblicizzò nella sua copertina.

La verità? A pochi giorni dal suo ritorno a Lima, già guarito da una malattia in una clinica di Buenos Aires, Hernández, che nacque e visse in una città senza treni, avrebbe avuto un fatale incidente in una strada ferrata. Così semplice, così triste.

Però la “armonia di LH” ha un altro merito: descrive minuziosamente il modo in cui LH diventa poeta. La valorizzazione del suo forte spirito scientifico e artistico, che svaluta la sua supposta immagine di “poeta maledetto”. Il ruolo dell’astronomia, altra sua passione, è decisivo: secondo Romero, Hernández praticamente inizia la sua opera poetica affascinato dall’influenza delle teorie dell’astronomo tedesco Johannes Kepler. “Senza dubbio la sua storia di poeta –scrive Romero Tassara- ebbe una genesi diversa da quella creduta fino ad oggi”.

La “immagine pubblica-leggendaria-ufficiale” non comprendeva nemmeno chi fosse, presumibilmente, il grande amore di LH, Josefina Wuemes, “la ragazza dei tre alberi” che viveva pure a Jesús María. La conobbe nell’adolescenza e vent’anni dopo pensava ancora a lei. Josefina non aveva mai ceduto alle sue galanterie. María Zöllner è l’altro amore nella sua vita, questo sì corrisposto. Di Betty Adler, suo ultimo grande amore, si sapeva molto.

Si parla anche dell’origine di quella che è la sua pratica abituale negli anni settanta, il regalo dei suoi famosi quaderni. La cosa sarebbe iniziata nella maniera più semplice: il quaderno originale della raccolta “Orilla” fu regalato da Hernández al dottor Roberto Criado nel 1961. Anche se la pratica si fece sistematica a partire dal 1969, dopo il suo ritorno dall’Europa e ispirato dalla lettura di “Opera aperta” di Umberto Eco.

Per terminare, solo due obiezioni: che lo stesso biografo si includa nel suo libro e che ci faccia sapere circa le sue peregrinazioni sulle orme del poeta va molto bene ed è legittimo, ma la superbia che esibisce nei suoi giudizi sulle approssimazioni di altri contrastano troppo con l’umanità di LH, che fece della generosità e dell’amore verso il prossimo una costante.

La seconda è anche più obiettiva: non una, bensì varie volte Romero si riferisce al governo di Velasco, anni in cui Hernández visse la sua piena maturità poetica, come un “regime fascista”, riducendo ad un luogo comune un periodo politico che, piaccia o meno, continua ad essere uno dei più complessi della nostra storia. Se il fascismo si definisce in parte come “il culto alla personalità del dittatore e il rispetto per le strutture economiche capitaliste” (Littré dixit), allora, giovane amico, il governo di Velasco sarà ciò che lei voglia, meno un regime fascista.

Verso la fine del libro, Romero racconta che Carlos Hernández gli disse: “Guarda, scrivi quello che vuoi di Lucho, ma a condizione che sia la verità e che d’una buona volta si faccia qualcosa che perduri”. La biografia che Rafael Romero Tassara ha scritto su Luis Hernández compie bene le aspettative della sua famiglia.

Fonte: Diario La República di Lima

Gabriele Poli
       
Invia ad un amico Versione stampabile
       
 
 
Luis com mamma Rosa

Luis (ultimo a destra) con la famiglia

Luis Hernández Camarero

Rafael Romero Tassara

La copertina del libro

   Chi siamo   |    Copyright   |    Informazioni legali   |    Ringraziamenti   |    Siti amici    Realizzato da